Utilisateur
L'atto unico parte da una "situazione limite" già inevitabile, mostrando l'uomo non libero, incapace di cambiare il suo destino ma solo di viverne l'avvicinarsi, riflettendo il determinismo dell'epoca.
Manca di profondità, non vincola, non genera vere azioni.
Le difficoltà che si formano all'interno della forma drammatica.
Narrando in terza persona e mostrando il personaggio senza impersonificarlo.
"L'enfer, c'est les autres".
La mobilità della macchina da presa (variazione dell'inquadratura), il primo piano e il montaggio (composizione delle immagini).
Le persone mute dentro la casa (oggetti puramente tematici, impotenti) e quelle che parlano nel giardino (gruppo drammaturgico che racconta e spiega gli avvenimenti).
Involve lo spettatore in un'azione scenica e suggestioni.
Un'assenza quasi totale di scenografia, con spazio vuoto per l'immaginazione.
Mostra l'uomo senza Dio, che parla a vuoto, condannato a un'esistenza priva di fondamento.
Il teatro epico fa dello spettatore un osservatore attivo che stimola l'attività e gli strappa decisioni, mentre il dramma tradizionale lo coinvolge passivamente, lo immerge nell'azione e gli procura emozioni.
La condizione di "deiezione" o "essere-gettati-nel-mondo" senza averlo scelto.
Come ricordi involontari che affiorano nella mente del protagonista.
L'epicizzazione del dramma.
La visione dell'arte come "opera aperta".
La tensione tra naturalismo (forma drammatica ordinata) e soggettivismo (instabilità dell'io).
Diventa un flusso mentale all'interno del dialogo, un'emersione incontrollabile dell'inconscio, anziché una confessione per una decisione importante che porta all'epilogo.
Agisce come narratore esterno che racconta, organizza e commenta la condizione dei personaggi e il luogo dell'azione.
Non riescono a generare azione drammatica spontanea e autonoma.
La solitudine, l'impotenza e l'incapacità di vedere il destino.
"Forma" indica la struttura istituzionale del genere (es. l'opera); "tematica" indica elementi di contenuto non adattabili alla forma ma inseribili (es. una canzone in una commedia).
Rende impossibile il monologo e lo trasforma in dialogo.
Il passato che non è mai veramente passato e continua ad agire.
Agiscono come osservatori esterni con distacco e compassione.
Il passato stesso, inteso come un cumulo di "lunghi anni" e rimpianti interiori.
La registrazione continua e simultanea di dialoghi e pensieri interiori ("a parte") dei personaggi.
Un narratore naturalista implicito che raccoglie e presenta i pensieri.
Pur concentrandosi ossessivamente sull'io, finisce per svuotarlo, enfatizzando l'estraneazione di sé e proiettando immagini oggettivizzate del mondo, riducendo i personaggi a tipi allegorici senza nome.
Drame statique.
Dalla situazione iniziale, che precede una catastrofe già inevitabile.
Genera sconcerto e ambiguità, forzando l'opera in una forma drammatica tradizionale (tragedia individuale) nonostante la sua materia epica e collettiva (la rivolta).
Ruota attorno a un unico protagonista, la cui psiche è il centro della scena; le scene si susseguono come tappe di un viaggio interiore, senza legami logici o causali esterni.
La rinuncia al presente e la vita nel ricordo e nell'utopia.
Il dialogo non è un vero scambio, ma una serie di monologhi camuffati; i personaggi parlano per analizzarsi, non per comunicare, rendendo l'opera lirica e anticipando la crisi del dialogo.
Un dramma sociale analitico.
Far filtrare il materiale interiore nella scena e far vivere il passato nel presente.
Impedire l'immedesimazione passiva e costringere lo spettatore a osservare e riflettere criticamente sull'azione.
Giustificare l'impossibilità di comprendersi nel dialogo, anticipando la tendenza monologica futura del teatro.
Ha relativizzato epicamente la condizione del piccolo gruppo di poveri ad un contesto sociale più grande, rendendola una "sezione" della realtà.
È assoluto nel tempo (presenza pura, non riferita a un prima o a un dopo); come rapporto interumano (non presuppone rapporti esterni al dialogo); e come accadere (fondato sulla propria tensione).
Alfredo Loth, un sociologo, che osserva e racconta le condizioni della famiglia Krause come un mediatore esterno.
Se la drammaturgia potrà mai fondare una forma autonoma con la stessa validità e fecondità della vecchia forma drammatica.
Mostrare come l'impresa comune (lavoro, produzione) divida e separi gli uomini, generando alienazione e conflitto.
Reagire al dominio dell'ambiente sull'uomo, restaurando il concetto di libertà e impegno in una situazione concreta, come un "ritorno al classicismo" per superare il naturalismo.
La tragedia borghese.
Realizza che la vita è qualcosa che sbiadisce nelle sue emozioni e che l'azione trasformante del tempo nuoce, rivelando ciò che i vivi non sanno.
L'interesse per le condizioni sociali ed economiche che influenzano la vita dell'individuo.
Per salvare il dramma, cercando negli strati sociali "arcaici" un'immediatezza non corrotta dalla modernità.
È una tragedia della vita interiore che corrode.
Il palcoscenico simultaneo.
