Il servizio sociale nasce nella seconda metà dell'ottocento, nell'alveo dei processi industrializzati e del loro portato di povertà, sfruttamento ed esclusione sociale.
Seguire solo i principi richiede di domandarsi fino a che punto spingersi per rispettare l'imperativo morale; considerare solo le finalità e le conseguenze apre un campo molto alto di discrezionalità.
L'etica "esposta" è l'etica dichiarata esplicitamente in forma scritta e pubblica, mentre l'etica "agitata" è quella espressa nell'azione concreta e nei comportamenti tipici di un gruppo professionale.
Il rispetto delle persone, l'accettazione senza giudizio, la valorizzazione delle risorse, l'uguaglianza, la personalizzazione degli interventi, l'integrità della persona, l'autodeterminazione e il diritto alla riservatezza e all'informazione.
L'etica della virtù tende a orientare un modo di essere piuttosto che indicare cosa fare, estendendo il concetto di eudemonia dal piano personale a quello professionale sociale.
Si fonda sul riconoscimento del fatto che ogni essere umano passa attraverso fasi della vita in cui è più fragile e vulnerabile, necessitando cure, e fasi in cui è più forte, prestando cure ad altri.
La morale indica un insieme di valori e doveri imposti dall'esterno, mentre l'etica intende l'insieme dei valori e dei principi che fondano la condotta di ognuno.
Significa che è una professione basata sui valori, evidenziando il peso della componente ideale e valoriale della professione.
Si basano sulla concezione aristotelica di felicità e sul concetto di eudemonia, e mirano agli aspetti positivi e alla realizzazione della persona, diversamente dagli approcci deontologici che prevengono atti negativi.
I dilemmi etici sono quelle situazioni in cui non è facile decidere quale strada prendere perché le strade hanno gli stessi esiti spiacevoli.
Può ridurre la capacità di vedere altri spazi di intervento, alimentare un senso di impotenza e condurre ad adottare posizioni teologiche e semplificatorie.
Lo scopo o gli effetti dell'azione determinano la bontà.
Ogni professione contiene la tecnicalità (conoscenze specialistiche) e l'indeterminatezza (ciò che si discosta dalle indicazioni tecniche); la creatività è necessaria per affrontare le situazioni di unicità che la tecnicalità non può gestire.
La deontologia è il complesso dei doveri e delle regole di comportamento che impegnano i professionisti, mentre l'etica riguarda i valori e i principi morali che caratterizzano la professione.
Non sono statici e immutabili, ma vengono periodicamente rivisti in base al clima sociale, ai problemi emergenti e alle critiche.
I principi centrali sono la giustizia sociale, i diritti umani, la responsabilità collettiva e l'impegno a non discriminare e a combattere le esclusioni.
Ha parlato di "ethical trespass", sottolineando che la possibilità di trasgredire è sempre presente e strutturalmente legata al duplice mandato di sostenere le persone e favorire il loro inserimento nella società.
L'ha definita come l'effetto dannoso che deriva non dalle nostre intenzioni ma dalla nostra partecipazione ai processi sociali, legato al fatto che ogni azione ha un impatto su molteplici soggetti con effetti a catena imprevedibili.
Nel "dilemma etico" l'operatore è indeciso tra due o più azioni eticamente appropriate, mentre nel "moral distress" l'operatore sa cosa sarebbe giusto fare ma non può attuarlo a causa di vincoli esterni.
Hanno lo scopo di garantire che il professionista agisca in scienza e coscienza, proteggendo i cittadini dal rischio di abusi di potere.
Perché occuparsi delle storture della società, delle ingiustizie e delle sofferenze delle persone porta a confrontarsi con "il bene e il male", con l'intento di portare un cambiamento e fare del bene.
Le radici sono in Platone e nella sua teoria delle idee, ma è Kant ad aver sviluppato il concetto di un sistema etico guidato da un "imperativo categorico", dove le persone devono seguire il principio indipendentemente dalle conseguenze.
Spesso vengono usati a posteriori e in modo difensivo, più per giustificare le proprie scelte o per capire gli errori fatti, che per prendere decisioni in modo eticamente consapevole.
Intende il lavoro invisibile di pensieri, riflessione e azioni che gli assistenti sociali fanno per agire eticamente e mantenere viva l'aspirazione a essere buoni professionisti.
Si basa sull'assunto che il giudizio sull'adeguatezza del comportamento professionale possa essere espresso solo dalla stessa comunità professionale.
Le etiche consequenzialiste formulano il giudizio in base alle conseguenze, mentre quelle utilitariste lo formulano in base all'utilità complessiva perseguita.
Flessibilità ideativa, fluidità del pensiero, originalità e elaborazione.
È il concetto dell'inevitabilità di trasgredire alcuni principi etici, a causa della natura del servizio sociale che si trova al crocevia di interessi e aspettative differenti.
Concettualizzazione e definizione dei problemi, scelta del ruolo da giocare, rappresentare la propria identità professionale, impegnarsi per l'efficacia degli interventi, argomentare le scelte fatte e riconoscere l'importanza delle relazioni.
L'etica indica l'insieme dei principi e dei valori a cui gli individui aspirano per giudicare cosa è bene e cosa è male e dare un significato alle proprie azioni.
È l'espressione del proprio punto di vista di fronte al dissenso e il superamento della paura per mantenere l'integrità etica, ed è strettamente legato ai valori della giustizia e al benessere comune.
